R-Type final, un congedo con onore
di Eleonora Scorti - Mercoledì 5 Marzo 2008 alle 11:34
R-Type Final, gioco nato nel 2004, è il capitolo conclusivo di una serie che ha fatto davvero storia, e che attualmente non è certo lo sparatutto che ci si aspetterebbe.
Queste perle del passato ricordano chiaramente che non tutto il nuovo è bello e non tutto il vecchio è superato, e che farsi qualche giro nella sezione che non porta la scritta lampeggiante “Novità” non è poi un errore.
Sul piano grafico siamo ad un buon livello. Si parla comunque di un gioco per console tipo PS2: gli effetti di luce e ombra sono ben realizzati e le astronavi sono ottimamente definite. Inoltre anche il piano sonoro è estremamente gradevole e si unisce perfettamente all’ambientazione.
Molto probabilmente non basta per far innamorare le ultime generazione di player, forse perché il genere in questione è davvero passato di moda, ha fatto il suo tempo, ha lasciato diverse tracce e si è congedato con onore in favore del nuovo. Però anche un tuffo nel passato può dare piacevoli emozioni di gioco.

a me questi titoli mancano molto, e non per una questione nostalgica, bensì perché, se ben fatti, mi trasmettano molta gioia nel giocarli.
lo stile non è superato, ma immediato e liberatorio; OMEGA FIVE (uscito da poco per XboxLiveArcade ne è un esempio: lo adoro. ce ne fosse uno al mese così!)
è strano ma per gente come me, cresciuta con l’animazione giapponese anni ‘70-80, tra battaglie intergalattiche, luci astrali e musiche lisergiche, questi giochi rappresentano ancora la promessa d’un futuro che c’è stato rubato.
vivevamo sperando in un mondo che non s’è più realizzato (e non sto parlando di robot, bensì della qualità dell’energia che si respira nell’aria), ed infatti dai tardi ‘80 in poi è come se tutto fosse imploso, accartocciandosi.
c’era una rivoluzione, ed è fallita.
di pralaya - 07 Marzo 2008 - 16:49
Sono d’accordo con pralaya sulla nostalgia per questi tioli. Ho giocato ai R-Type per super nes e mi ricordo le serate passae davanti a quel gioco semplicissimo come conceto, ma estremamente vasto come implicazioni.
Peccato che questo sia l’ultimo.
di Davide Rosamilia - 09 Marzo 2008 - 16:32