Ho avuto modo di apprezzare molto i commenti dei visitatori riguardo ai PC che hanno fatto storia (Amiga 500, Commodore 64, ZX Spectrum) e sono sicuro che quasi tutti i possessori di quelle splendide macchine si siano cimentati almeno una volta nella programmazione.
Uno dei linguaggi di programmazione più noti di degli anni ’80 era certamente il LOGO, ebbe grande diffusione in quel periodo perché faceva parte della dotazione di serie di molti dei PC venduti in quel periodo (Apple II, Commodore 64, ZX Spectrum).
Ideato negli anni ’60 dal Prof. “Seymour Paper” del MIT, era utilizzato per muovere un robot indicandogli semplicemente “vai avanti 10″ (FOWARD 10) e “gira a sinistra di 20 gradi” (LEFT 20). Il primo robot gestito da questo linguaggio era caratterizzato da una cupola superiore che ricordava molto la corazza di una tartaruga, cosa che spinse gli ideatori del LOGO a chiamare “tartaruga” il cursore.
La rapida diffusione di computer e la semplicità del linguaggio trasformarono rapidamente il LOGO in uno strumento didattico. Vennero realizzate versioni per PC di questo linguaggio che trasferivano sul monitor, sotto forma di righe e curve i comandi che gli venivano impartiti. In Italia ebbe un gran successo didattico, al punto che venne realizzata una versione in cui ogni comando del LOGO era reso in italiano.
Anche se non tutti lo sanno, il LOGO è ben più complesso di quanto possa apparire, infatti oltre a gestire comandi semplici, come avanti 10 e destra 50, può gestire liste, cicli, condizionali e operatori di confronto.
Due piccole note a margine:
- il creatore era Seymour Papert, non “Seymour Paper”…
- FORWARD, non FOWARD.
di Leonardo Scattola - 8 settembre 2008 - 13:24
Il bello di quell’epoca, i computer servivano a imparare l’informatica come scienza, di conseguenza venivano creati anche linguaggi come LOGO con lo scopo di insegnare i fondamenti anche ai più piccoli. Cosa che non si fa adesso. Si spreme l’utente con le invenzioni del marketing, non lo si educa a considerare l’informatica prima di tutto una scienza.
di Cristiano - 8 settembre 2008 - 13:45
Leonardo, grazie per le correzioni, che mi permetto di imputare ad errori di battitura non rivisti. Cmq Grazie.
Cristiano, mi trovo ancora in perfetto accordo con te. In effetti quando frequentavo le scuole medie, noi facevamo almeno 2 ore di informatica la settimana (mi pare che la materia si chiamasse Ed. Tecnica) e devo dire che quelle ore ai commodore 64 con il linguaggio Logo prima e con il Basic poi sono servite a creare quella forma-mentis che ritengo necessaria per fare lo sviluppatore.
Purtroppo oggi l’informatica scolastica si è ridotta ad insegnare l’uso del pacchetto Office, che se da una parte permette di avere un utilizzo più immediato del computer dall’altra rende quasi nulla la possibilità per i ragazzi di scoprir sin da subito cosa ci sia dietro i programmi ed i giochi che tanto li appassionano.
di Gino Giorgetti - 8 settembre 2008 - 15:16
la forma-mentis… questa sconosciuta di oggi..
io ho sempre programmato in basic.. anche nelle medie e alle superiori (poi pascal.. e cobol..) e in effetti la base mentale che danno questi linguaggi serve a capire il 90% dei programmi oggi in uso nei pc..
di flavio santini - 8 settembre 2008 - 15:39
La stessa identica cosa l’avevo trovata presentata come applicazione su un vecchio Pc “giocattolo” che mi comprarono da piccolo, ComputerBit COMMUNICATOR :°D Bei ricordi >_
di Chio Gattaro - 10 settembre 2008 - 15:04
Adesso si potrebbe utilizzare almeno Squeak (smalltalk). Purtroppo confermo la tendenza ad insegnare office/windows.
di alex1202 - 13 settembre 2008 - 00:29