I videogiochi per un target adulto sono veramente “maturi”?
di Marina Mandrelli - Martedì 9 Febbraio 2010 alle 11:10
Una lettera spedita ad uno dei maggiori quotidiani australiani ha acceso nuovamente il dibattito sull’introduzione di una categoria “solo per adulti” nel sistema di classificazione dei videogiochi in Australia.
Dato che abbiamo già esposto il problema in un post precedente, questa volta vogliamo concentrarci solo su una delle questioni sollevate dalla lettera sopra citata: l’effettiva maturità dei videogiochi adatti ai maggiori di 17 o 18 anni (secondo i tre sistemi di valutazione più usati, PEGI, ESRB e CERO).
Spesso, infatti, i contenuti che attirano l’attenzione dei media sono solo quelli che destano più scalpore, e molto raramente testate giornalistiche non specializzate approfondiscono la questione andando a scoprire cosa offrono veramente i videogiochi in questione.
Se lo facessero, scoprirebbero titoli come Mass Effect o BioShock, che stimolano il giocatore a mettersi in discussione a livello morale e che propongono questioni etiche.
Senza scomodare videogiochi limitati ad un target adulto, possiamo ritrovare temi maturi anche in titoli apparentemente meno impegnati come The Legend of Zelda: Majora’s Mask in cui, ad esempio, una sotto-quest accenna al problema dell’infertilità.
Già questi semplici e pochi esempi basterebbero a far comprendere come la “maturità” in un videogame non corrisponde necessariamente alla sue componenti più “eccessive”, e che il discorso è invece ben più complesso.
Dal canto nostro, vogliamo lanciare una provocazione: e se cercassimo la maturità non solo nella trama dei videogiochi, ma anche nel gameplay, che a conti fatti è l’unica prerogativa di questo mezzo rispetto ad altri come la musica e il cinema?
Inoltre, ricollegandoci alla lettera “incriminata”, anche voi credete che non sia stato ancora creato un videogioco per un target adulto equiparabile ad un’opera d’arte e che quindi giustificherebbe una revisione del sistema di valutazione australiano, come sostiene l’autore della missiva?
E ancora, è proprio necessario che i videogiochi con contenuti “forti” diventino qualcosa di più di semplice intrattenimento, perché la popolazione adulta di un intero stato abbia il diritto ad usufruirne?
