Chi ha inventato il termine “pirateria informatica”?

La pirateria informatica su Byte

Il termine pirateria, storicamente usato per l’assalto su navi in cerca di prede nemiche da derubare, è entrato sfortunatamente da tempo a far parte del quotidiano informatico.

È dal lontano febbraio 1976 che si parla di furti informatici e copie illegali di software, da quando sul Volume 2 Issue 1 della newsletter di Homebrew Computer Club, apparve un articolo dell’allora sconosciuto William Henry Gates III, oggi meglio noto come Bill Gates, cofondatore di Microsoft.

Bill Gates aveva passato mesi assieme a Paul Allen a sviluppare un linguaggio di programmazione primordiale, chiamato Altair BASIC e lo vendeva dal New Mexico agli appassionati dei primissimi calcolatori. Tuttavia Gates notava scarse vendite e, analizzando il problema, capì si trattava della mancanza di volontà degli acquirenti nel pagare una licenza e la preferenza a passarsi copie illegali del software.

Gates si rivolse quindi ai colleghi amanti del primordiale mondo informatico dalle pagine della Homebrew Computer Club newsletter con una lettera storica del 3 febbraio 1976 usando da subito toni molto severi:

molti di voi rubano il software

e ancora:

Parlando direttamente, quello che commettete è un furto.

Assieme alle parole di Gates il concetto divenne famoso anche grazie ad una storica copertina della leggendaria rivista Byte che dedicò l’intero numero di maggio 1981 alla pirateria informatica. La copertina, divenuta storica per il termine pirateria software e un’eloquente rappresentazione grafica, fu disegnata da Robert Tinney, che creò un’immagine iconografica di una vela a forma di floppy disk da 5,25″ che sospinge una nave vichinga in mezzo alla tempesta. L’immagine rimane nella memoria indelebile come le parole di rimprovero dell’allora giovanissimo Gates.

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