La musica in un gioco come in un film è una componente importante che completa un insieme che altrimenti sarebbe vuoto.
Qualche anno fa questo concetto è diventato la base per un nuovo genere di giochi: i rhythm games.
Oltre dieci anno fa uscì un titolo originalissimo per Playstation one che, facendosi largo tra nomi importanti, attirò l’attenzione dei più scettici e conservatori: parliamo di Parappa the Rapper.
Per far conoscere questo giochino a chi ne ignorava l’esistenza, Sony ne ha curato la conversione per PSP. Peccato solo che si sia limitata ad una copia carbone.
Grafica “infantile”, i personaggi sembrano fatti di carta (chi ha detto “paper mario”?) e tutto ruota intorno alla musica rap che fa da sottofondo alla storia del simpatico protagonista. Lo scopo? Ripetere col giusto tempismo e ritmo la sequenza di tasti da premere che ci viene proposta.
Questa geniale idea che nella sua semplicità coinvolge i giocatori in divertentissime sessioni di gioco, è stata ripresa in giochi come Space Channel 5 per Dreamcast. Folle fusione di disco music e fantascienza old style.
M
a è stata anche sviluppata in tantissimi giochi, fino ad arrivare a capolavori come Guitar Hero che hanno consolidato il successo di questo genere.
Grazie anche a periferiche e controller studiati ad hoc, sono nati giochi come Samba the Amigo, sempre per Dreamcast, nel quale si agitavano le maracas oppure Donkey Konga per Gamecube, nel quale si suonavano i bongo.
Adesso ci attendono l’uscita di Rock Band, del terzo Guitar Hero e di chissà quanti altre varianti ed invenzioni sullo stesso tema. Con il denominatore comune di farci sentire un pò musicisti, un pò cantanti, un pò ballerini.
