La Bitmap Brothers era una software house britannica fondata nel 1987, molto conosciuta nel periodo della fine anni 80 e inizio anni 90. Famosa già per lo sparatutto Xenon del 1988 e poi per titoli come Speedball 1 e 2, raggiunse forse il suo apice con lo shooter The Chaos Engine, pubblicato dalla Renegade Software in versione Amiga nel febbraio 1993. Steve Cargill, Simon Knight, Dan Malone, Eric Mathews e Mike Montgomery si occuparono della parte grafica e del codice, mentre Joi compose il tema musicale iniziale e Richard Joseph realizzò il resto del comparto audio.
Il videogame prendeva spunto dal racconto di William Gibson “La macchina della realtà“, che narra di un mondo alternativo. Ambientato in un’era stile punk-vittoriana, il gioco si “immerge” proprio in questo mondo immaginario, nel quale il grande inventore Baron Fortesque riesce a creare The Chaos Engine, una macchina a vapore in grado di eseguire operazioni come un computer. Presto però le cose si complicano, poichè l’automa inizia a evolversi senza controllo e a inglobare il suo creatore, dopo di che inizia clonarsi, creando altri automi per la propria difesa. Per evitare il collasso del paese, viene assoldato un gruppo di mercenari per penetrare all’interno della Chaos Engine ed eliminare il problema alla radice.
Suddiviso in sedici livelli di buon impatto grafico, il gioco aveva un gameplay simile a Gauntlet o Alien Breed, con visuale a 3/4 dall’alto e con una grande libertà di azione attraverso le varie ambientazioni, davvero piacevoli da vedere con il loro stile visivo molto particolare. Le location erano infatti realizzate in un particolarissimo stile metallico (marchio di fabbrica dei Bitmap) particolarmente appropriato per il tipo di gioco e ricco di riflessi e cromature. Molto azzeccata anche la caratterizzazione dei sei personaggi del gioco: Preacher (il predicatore), Navvy, Brigand, Mercenary, Gentleman e Thug. Ognuno con proprie caratteristiche, punti di forza e debolezze, ma tutti uniti nello scopo principale del gioco, distruggere quasi ogni cosa presente su schermo.
Ciascun livello aveva una sua collezione di nemici, ognuno con le sue routine di comportamenti per svolgere specifici compiti: alcuni proteggevano chiavi e luoghi strategici, mentre altri erano solo “carne da cannone”, dato che potevano sopportare una enormità di colpi prima di morire. Proprio grazie a queste varianti, The Chaos Engine garantiva un eccellente livello di giocabilità e di stili di approccio alternativi. Tutti questi elementi, abbinati ad un ritmo frenetico e impegnativo, ne fecero uno degli hit di quegli anni sul computer Commodore.
Dato il successo del gioco, ne vennero create delle versioni anche per PC, Super Nes, Atari ST e Sega Mega Drive, ma la versione Amiga venne sempre considerata la migliore in assoluto.
Nel 1996 arrivò anche il sequel, The Chaos Engine 2 creato sempre da Bitmap Brothers, che proseguiva sulla stessa falsariga del prequel ma che presentava una modalità a 2 giocatori non cooperativa bensì competitiva. Come per tanti altri classici di quegli anni, anche The Chaos Engine ha ancora un buon numero di fan che si dilettano a giocarci per rispolverare memorie del tempo andato. E per chi volesse riscoprirne l’antico fascino, il gioco si trova ancor oggi disponibile in vari siti di emulazione o dedicati al passato Amiga.