Daniel Petric condannato all’ergastolo

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Malgrado le affermazioni del suo avvocato che aveva cercato di dimostrare che era stato Halo 3 a trasformare il suo assistito in un omicida, un giudice dell’Ohio ha ritenuto colpevole Daniel Petric, il ragazzo di diciassette anni che uccise sua madre e ferì suo padre nel 2007.

La notizia è riportata da GamePolitics.

L’episodio si verificò dopo che i genitori del ragazzo avevano deciso di confiscare il gioco Halo 3, considerata l’ossessione del figlio per il videogioco.

Il giudice James Burge, incaricato del processo, ha ritenuto che la difesa cercata dall’avvocato del ragazzo non è accettabile dal momento che esistono prove inconfutabili che il delitto era stato premeditato e pianificato.

La pena che il ragazzo dovrà scontare è la più pesante: ergastolo senza alcuna possibilità di essere liberato per buona condotta.

Questo episodio non può che tornare a farci riflettere su un tema che, negli ultimi tempi, sta diventando sempre più importante considerate le numerose vicende che si stanno verificando.

Dove andremo a finire? È davvero possibile che un gioco induca ad un omicidio? O forse è necessaria una patente per i genitori?

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Commenti

  1. [1]

    Sarebbe stato ridicolo, secondo me, se fosse stata considerata accettabile la posizione del suo avvocato: un gesto così grave non si può imputare ad un videogioco, ed anche se una persona prendesse ispirazione da un videogame (o da qualunque altra cosa), dovrebbe ricadere comunque solo su di lui/lei la responsabilità degli atti compiuti, e parzialmente sui genitori se si tratta di un minorenne.

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