Abbiamo già parlato del fenomemo PONG: quello che può essere considerato poco più di un esercizio di programmazione di Al Acorn che fece la fortuna dell’Atari.
Tutt’altro che originale, il concetto di “bouncing ball” fa la sua comparsa già negli anni ’50.
Rebound, il gioco che presentiamo oggi, è una variante di PONG introdotta nel febbraio del 1974 che ricorda moltissimo “Tennis for two” del 1958, da molti considerato il primo videogioco della storia.

In fase di sviluppo Rebound si chiamava semplicemente Volleyball. Pubblicizzato come “It’s A Whole New Ball Game”, può essere considerato come una “versione verticale” di PONG: ogni giocatore controlla con un paddle il proprio punto di battuta e lo scopo è quello di far rimbalzare la palla con un angolo appropriato per mandarla oltre il net e quindi nel campo avversario.
Rebound, come tutti i videogame dell’epoca, è realizzato con chip TTL (Transistor-Transistor Logic).
La scheda di Rebound fu anche venduta separatamente per rivitalizzare i vecchi cabinet di Pong ma in questo caso la mancanza del tasto start faceva iniziare immediatamente la partita, appena inserita la moneta.
Rebound è stato anche il primo gioco ad essere clonato: Kee games, una sussidiaria di Atari, ne realizzò una versione chiamata Spike.
Oltre al cabinet differente, si fece notare per l’aggiunta di un tasto (chiamato appunto “spike button”) che permetteva al giocatore di “saltare” ed effettuare così una specie di schiacciata.
