Riflessione su videogames, età e progresso tecnologico
di Cristiano Ghidotti - Mercoledì 16 Aprile 2008 alle 11:48Ok, sono pronto a riconoscere l’atipicità di questo post in cui non troverete news, trucchi o segnalazioni. Si tratta di una riflessione, non certo frutto di un momento ma maturata pian piano nel corso degli anni, ripensando periodicamente a cos’è cambiato rispetto a quando un paio di decenni fa le mie dita correvano veloci sulla tastiera e sul joystick di un vecchio Amstrad CPC 464.
La domanda, che sono sicuro anche molti di voi si saranno posti è: “sono cambiato io o sono cambiati i videogames?”.
Mi spiego meglio: oggi abbiamo a disposizione console e hardware per computer dotati di una potenza di calcolo fino a poco tempo fa inimmaginabile per far girare i nostri giochi con una grafica al limite del fotorealismo, un’intelligenza artificiale in grado di mettere a dura prova il nostro cervello e i nostri riflessi, un sonoro che ci porta al centro dell’azione…
Insomma, considerando la complessità di ogni titolo in uscita oggi ne dovremmo dedurre che ognuno di essi sia in grado di tenerci incollati come minimo per dei mesi alla poltrona, visto che questo accadeva quando ancora le console a 8, 16 e successivamente 32 bit erano il massimo a disposizione. Invece, almeno nel mio caso, non è così.
Le emozioni provate all’uscita dei primi Zelda o Super Mario, Sonic, con i giochi di calcio con la visuale dall’alto, con il primo Doom, con le avventure grafiche di Lucas o mettendo le 200 lire nelle fessure di un coin-op non le ho più ritrovate.
Qual è dunque il rapporto tra progresso tecnologico e coinvolgimento nei videogames?
Sempre che ce ne sia uno…
Possiamo parlare di un legame direttamente o inversamente proporzionale? Oppure è tutto frutto della nostra predisposizione ad essere coinvolti da un gioco e dalle situazioni che propone, condizione che tende naturalmente a sparire con il passare degli anni?
Sia ben chiaro: ancora oggi i videogames mi divertono e, sebbene il tempo libero a disposizione è sempre meno, restano una passione cui difficilmente riesco a rinunciare ma c’è qualche sensazione che ho il timore di non ritrovare più.
Vi è mai successo di pensare la stessa cosa?
Tags: Next Gen

Sempre, purtroppo penso che attualmente non si guardi al coinvolgimento, ma che si pensi più al guadagno (giusto per carità).
Un esempio sono i titoli in uscita: troviamo remake di giochi vecchi, nuovi capitoli di serie che si portano avanti da tempo immemore e se questo in alcuni casi può essere un bene bisogna ammettere che trovarsi di fronte ad un titolo “nuovo” non abbia prezzo.
Io rimango tutt’ora fedele ai vecchi giochi: nonostante abbia diverse console e non disdegni il PC mi ritrovo spesso di fronte ad emulatori per rigiocare a vecchie glorie (penso di non essere il solo che ancora gioca a FFVII ad esempio).
Insomma, c’è qualcosa da rivedere a mio parere.
di Marco Pace - 16 Aprile 2008 - 15:36
Condivido in pieno la tua analisi, premetto che gioco con i videogames casalinghi dal 1983 (avevo il Colecovision).
Fra i motivi di tutto ciò individuerei i seguenti.
Con una grafica ed un sonoro meno dettagliati i giochi di allora lasciavano molto più spazio alla fantasia ed alla immaginazione (un pò come succede x i libri).
Avevo più tempo libero x giocare e x sognare.
I giochi erano meno “onerosi” in termini di richiesta di tempo per essere assaporati nella loro interezza xchè erano più piccoli, più corti.
Molti giochi ormai sanno putroppo di deja vù (già visto) e quindi c’è più assuefazione.
di nexus - 16 Aprile 2008 - 15:41
Quoto in pieno Marco, credo sia una domanda che prima o poi ci fanno tutti coloro che vanno al di là dell’esperienza videoludica “mordi e fuggi”.
E pure io rigioco volentieri ai “vecchi” videogame, vuoi per nostalgia, certo, ma anche per ritrovare quelle chicche insite nel concept del gioco e nel gameplay. A naso, mi sembra proprio che fossero più frequenti anni fa che non adesso, per quanto sia vero che i primi videogiochi sfruttavano comunque il fenomeno della novità del mezzo tecnologico.
Quanto ai remake, non credo siano un male, anzi: le nuove tecnologie offrono possibilità di espressione che un tempo era solo sognata, ed è giusto riprendere il mano vecchi titoli e aggiornarli. Il guaio delle nuove tecnologie, semmai, è che sono così “meravigliose” che rischiano di essere esse stesse il videogame, rubando la scena anche a una buona sceneggiatura e a un buon gameplay.
di Moreno Tiziani - 16 Aprile 2008 - 16:30
Già, quello dei remake è un argomento piuttosto interessante.
Cosa pagherei per poter rigiocare, per esempio, un titolo come Grim Fandango in versione HD!
Ecco, quello è veramente un esempio perfetto di originalità, sceneggiatura curatissima e alto tasso di coinvolgimento; ed è solo il primo che mi è venuto in mente ora…
di Cristiano Ghidotti - 16 Aprile 2008 - 16:39
Io sono molto combattuto per quanto riguarda i remake: da una parte non mi dispiacerebbe giocare versioni rivisitate di alcuni titoli, dall’altra ho però paura che portare in chiave moderna alcuni titoli ne sminuirebbe il reale valore.
Il pensiero che ho è che forse alcuni giochi sono stati “mitizzati” anche per il loro periodo d’uscita: prendendo ancora Grim Fandango credo sia inutile citarne gli innumerevoli punti positivi, ma forse quegli stessi punti positivi che ne hanno fatto la fortuna nel periodo della sua uscita oggi non avrebbero lo stesso valore, in quanto superati da nuove tecnologie / titoli e via discorrendo (magari con Fandango proprio no, ho preso un esempio sbagliato ^^).
Un esempio forse migliore sarebbe FFVII: alla sua uscita ha catalizzato l’attenzione di milioni di videogiocatori grazie al sistema di gioco intuitivo, alla storia ben sviluppata, ad una grafica per l’epoca nella media.
Se oggi uscisse un remake penso che l’ausilio di nuove tecnologie, come può essere il Wiimote, lo renderebbe inferiore a titoli come Zelda che ci portano direttamente dentro l’azione.
Mi scuso per la lunghezza del post, ma è un pensiero difficile da spiegare, spero di essermi spiegato bene!
di Marco Pace - 18 Aprile 2008 - 15:50
Sì, ti sei espresso molto chiaramente! :)
Io ho citato Grim Fandango perchè è un titolo al quale sono legato “affettivamente”, specificando però che per remake intendo una nuova veste grafica (ho scritto HD sopra), non cambiamenti allo stile di gioco o ai controlli.
Un po’ come succede in parte con l’imminente Super Street Fighter II Turbo HD Remix.
E’ chiaro che poi il discorso andrebbe fatto per ogni differente gioco.
di Cristiano Ghidotti - 18 Aprile 2008 - 16:03
Io aggiungerei anche che non c’è più il fattore “novità”.
Non è più una cosa da pionieri o da alternativi, ma è un bene di consumo di massa, con tutte le sue logiche da consumo di massa.
di Sbalky - 21 Aprile 2008 - 17:10
bhe, alcune novità in campo videoludico ci sono ancora.
vedi il sistema di controllo di wii e le porte che ha spalancato in termini di interattività, la possibilità di sfruttare la rete per interagire con altri giocatori…
di Cristiano Ghidotti - 22 Aprile 2008 - 17:26
Le novità ci sono, siamo d’accordo (io parlo da felicissimo possessore e sostenitore della Wii), ma io parlavo di “fattore novità”. Oggi avere in casa un PC e/o una console è una cosa normalissima e alla portata di tutti. Non c’è più quel nonsoché di “distintivo” con cui ritenersi un passo avanti agli altri.
Se poi guardi i bambini che ti mangiano i risi in testa con i giochi più disparati, allora ti viene da buttare tutto al vento…
…ppure di tornare al vecchio amore, quello che ti riporta ai tempi della gioventù, quando i riflessi erano migliori, quando parlare delle nuove console era cosa da guru e quando tutto questo faceva “alternativo”…
di Sbalky - 22 Aprile 2008 - 18:07
Concordo con questa visione di Sbalky, credo che come tutte le cose non ancora alla portata di tutti giocare con i videogiochi ci permetteva di sentirci uniti nonostante non ci conoscessimo affatto, quasi come fossimo un piccolo gruppo di fortunati.
Oggi purtroppo tutto è sfruttato senza ritegno: non più pochi giochi da vivere ma centinaia di titoli tra cui districarsi, non più amore per creare un gioco ma mero sviluppo.
Come spesso succede “si stava meglio quando si stava peggio”.
di Marco Pace - 22 Aprile 2008 - 20:17
Scusatemi ma non condivido questo tipo di nostalgia! Non credo si debba rimpiangere di aver fatto parte , molti anni fa, di una minoranza.
Ogni tanto sfoglio con piacere e qualche “lacrimuccia” i primi numeri della rivista “Videogiochi” uscita nel 1982 e mi ricordo anch’io dello spirito pionieristico dell’epoca.
Però ricordo anche che una cassetta per il Colecovision costava 70.000 lire a fronte di uno stipendio di 400.000 lire: uno sproposito! E’ l’usato allora non esisteva proprio!! Per non parlare degli amici e colleghi che mi dicevano: “Ma tu sei pazzo a spendere tutti sti soldi x un giochino x bambini”.
Scambiarsi impressioni su di un gioco era roba da “carbonari” o membri di una setta.
Per non parlare dell’aria di sufficienza con cui mi guardavano tante persone cosiddette “adulte”.
Io me ne sono sempre fatto un baffo tant’è che alla loro domanda: “Ah ti sei comprato il Commodore 64 per imparare a programmare in basic?” - “No, no l’ho comprato x giocare”. Salvo poi comprarlo anche loro con la scusa che era x il figlio (Seeee come x il trenino elettrico a Natale!)
E’ vero adesso è un prodotto mainstream ma chissenefrega, vuoi mettere una bella partita on line a Cod4 o off line ad Half Life 2 (allora ce li saremmo sognati). C’è posto x tutti! Anche per chi non ne capisce niente di giochi. Un saluto a tutti.
di nexus - 24 Aprile 2008 - 10:07
Per me e’ anche una questione di tempo. Mi ricoro che nel 93 mi ero perso dietro ad un gioco di ruolo. shining in the darkness. l’ho finito in tre settimane. Molto intense, per altro. circa 15 ore al giorno. Ho poi provato l’emulatore di quella console qualche anno fa. Mi pare 4 anni fa. E ho cercao quel gioco (oltre ad altri che mi erano particolarmente iaciuti). Mi ricordavo ancora che strada dovevo fare nei dungeons del gioco. Mi venivano in mente i punti di riferimento che avevo preso venti anni prima. Quind per me ‘ tempo e voglia di impegnarsi. Allora avrei imparato a giocare a giochi che usano mouse e mezza tastiera. Oggi non lo farei mai. Non posso giocare piu’ quindici ore al giorno.
di io - 10 Maggio 2008 - 01:31