Il mercato videoludico è in continua espansione, però, come tutte le tipologie merceologiche, subisce cicli di alti e bassi. Due in particolare hanno afflitto il settore videogiochi: nel “1977″ e soprattutto nel “1983″.
Entrambi furono momenti cruciali nella storia del settore e misero i grandi produttori di fronte a scelte decisive e/o rovinose cadute.
La crisi del 1977 fu, tuttavia, la meno pericolosa per il settore, anche se portò alla fine della prima generazione di videogiochi. In quegli anni i videogames uscivano senza alcuna innovazione e portando, quindi, ad una saturazione del mercato. Da notare che le console prodotte contenevano un solo gioco, risultando quindi noiose sul lungo termine.
La crisi fu superata grazie ad innovazioni tecnologiche (ad esempio l’Atari 2600), caratterizzate dall’introduzione di cartucce per il caricamento dei giochi; ogni cartuccia ne conteneva uno e la console non doveva essere cambiata di volta in volta.
La crisi del 1983 fu perlopiù inaspettata; le aziende fatturavano milioni e producevano altrettanti videogames. Il crollo fu improvviso e portò alla bancarotta molte aziende, soprattutto in America.
Seguirono tre anni di vuoto, in cui il mercato era ritenuto di nicchia e le vendite magre, fino alla comparsa della prima console Nintendo, il NES, considerata la console salvatrice dell’industria dei videogiochi.
La crisi non ebbe un unica causa, bensì un insieme di fattori che concatenatisi portarono al tracollo.
Come nel caso precedente, il mercato era saturo. Pensate che in America, agli inizi della crisi, erano presenti in commercio ben 12 sistemi differenti, costruiti con tecnologie simili e con giochi incompatibili fra di loro. Oltretutto erano di scarsissima qualità, quasi sempre basati sulla tecnologia già mostrata e vista per i titoli dell’Atari 2600.
Sempre nello stesso periodo stavano prendendo piede i primi “personal computer” che, avendo più memoria, grafica e sonoro anche migliori di una console, potevano essere usati in ambito videoludico con giochi anche superiori e software di videoscrittura o programmazione (generalmente il BASIC). Da non sottovalutare il fattore pirateria: i giochi non erano scritti su cartucce ROM, ma su “floppy” o “cassette” e quindi facili da copiare.
Inoltre erano meglio visti dalle famiglie rispetto alle console: con un PC si potevano imparare molte cose e le pubblicità comparative dei vari produttori non si fecero aspettare.
"Perché comprare una console a tuo figlio distraendolo dalla scuola, quando potresti comprare un computer che lo preparerà al college?"
"Payoff del Commodore 64"
Due furono i frutti principali del collasso: l’avvento del NES, che rese la Nintendo primatista assoluta nel settore per vari anni, e spostò il baricentro economico e creativo del settore in oriente e per la precisione in Giappone; unica avversaria della N era la Sega, altra casa nipponica (la creatrice di Sonic), che produceva console di alta qualità.
Inoltre, i vari produttori adottarono nuove strategie per lo sviluppo di software di terze parti. Oltre all’adozione di chip anti-pirateria (il 10NES ad esempio), vi fu una regolarizzazione della creazione software, dove i produttori esterni diventavano i diretti interessati dei rischi di vendita, evitando la creazione di software di scarsa qualità.
eh già…non sanno più cosa inventarsi…
di cricri - 26 settembre 2008 - 14:09
[...] Sebbene il 1983 venga spesso ricordato per la crisi del mercato videoludico, fu anche l’anno che vide l’uscita di Dragon’s Lair, uno dei primi arcade ad usare il nuovo formato Laserdisc e, senza ombra di dubbio, il più acclamato fra gli stessi Laser Games. [...]
di Vintage: Dragon's Lair, il laser game più famoso | FDS - 18 aprile 2009 - 13:16