Uno studio di L. Rowell Huesmann, dell’Università del Michigan, pubblicato sul Journal of Adolescent Health, pone di nuovo l’accento sul ruolo dei media violenti nello stimolare l’aggressività delle persone.
Un argomento che su Onegames abbiamo trattato più volte e che non sembra mai esaurirsi, per quanto la tendenza, da accusatoria, sia passata lentamente sulla riflessione e su studi approfonditi su cosa è e come si stimola l’aggressività stessa.
Secondo lo studio di Huesmann, osservare immagini violente aumenta, in tutte le fasce d’età considerate, la possibilità di diventare aggressivi nel breve e lungo termine. Non delinquenti, si badi bene, ma aggressivi. Tra i media considerati da Huesmann non potevano mancare i videogiochi.
Nell’articolo si citano statistiche interessanti: i bambini statunitensi guardano la televisione per 3 o 4 ore al giorno, quando il 60% delle immagini possono essere considerate violente e il 40% di esse sono estremamente violente.
Ma i bambini giocano sempre di più anche ai videogiochi, molti dei quali classificati come “violenti”: i videogiochi, che siano per console o PC, sono diffusi nel 83% delle case che ospitano bambini.
Huesmann ha sottolineato che le nostre vite sono immerse in contesti mediatici che abbondano di violenza e, per quanto in maniera inconscia, ciò influenza la qualità delle nostre esistenze. L’impatto sul lungo termine sarebbe pari a quello del fumo o del cancro, motivo valido affinché le autorità pubbliche prendano coscienza del problema.
Ovviamente, essere esposti a media violenti non significa diventare per forza aggressivi. Huesmann ha aggiunto infatti che si tratta di probabilità e non di certezze.
