L’Unione Europea pensa a una garanzia di due anni sui videogiochi

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L’Unione europea si è recentemente occupata del problema della garanzia sul software acquistato, che oggi non è coperto dalle tutele che spettano agli altri beni mobili di consumo venduti nell’UE.

Proprio per ovviare a questa carenza legislativa, Viviane Reding, Commissario Europeo per le società dell’informazione e dei media e Meglena Kuneva, Commissario Europeo per la Tutela dei Consumatori, vogliono espandere le direttive UE su vendite e garanzie: entrambe ribadiscono:

L’attuale status quo, dove i prodotti licenziati sono esenti dalla legge UE, non è soddisfacente.

Per ora il software venduto non è “coperto” dalla normativa dell’UE che costringe le imprese a offrire un minimo di 2 anni di garanzia sui beni mobili di consumo.

Allo stato attuale, infatti, i rivenditori non sono obbligati a rimborsare un consumatore per un videogioco con bug o altri problemi che ne possano impedire il completamento. Se la proposta dei commissari diventerà legge, gli utenti potrebbero avere maggiori garanzie sulla qualità di ciò che acquistano.

Il grande problema di questo giusto provvedimento è uno solo e cioè l’onestà degli utenti: la nuova garanzia a lungo termine potrebbe infatti essere sfruttata da coloro che utilizzano il software per alcuni giorni o settimane e poi magari riportano il gioco indietro, operando una frode.

Richard Wilson, a capo dell’associazione britannica di produttori di videogiochi Tiga (The Independent Games Developers Association), ha affermato che è necessario un giusto bilanciamento tra le esigenze degli sviluppatori e quelle dei consumatori:

Gli utenti hanno bisogno di prodotti di qualità, ma la proposta della nuova legislazione è troppo pesante.

E anche la BSA (Business Software Alliance), l’organizzazione che rappresenta globalmente le aziende del settore del software commerciale e produttrici di hardware a livello mondiale, è contraria al provvedimento

Francisco Mingorance, uno dei dirigenti BSA, precisa:

Il contenuto digitale non è un bene tangibile e non dovrebbe essere soggetto alle stesse leggi di un tostapane. È dato in licenza contrattualmente al consumatore e non venduto. Questi contratti sono governati dalla legge civile che tutela i consumatori con una moltitudine di rimedi per l’infrazione di un contratto.

Una questione controversa che rischia ancora una volta una lotta fra esigenze dei produttori e diritti dei consumatori.

Chi ne uscirà vincitore?

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