In epoca di videogiochi next gen e motori grafici di ultima generazione, l’industria videoludica sembra puntare sempre più su prodotti che ricalcano, dal punto di vista grafico e contenutistico, il mondo "reale": c’è ancora posto, allora, per la sperimentazione artistica?
Vero che bisognerebbe innanzitutto capire se il videogame sia o meno una forma d’arte che trasmette sensazioni al videogiocatore. Sensazioni non solo cinetiche e appaganti, ma anche estetiche e cariche di un significato che va oltre l’esperienza di gioco.
In effetti, "fare" un videogioco significa portare avanti un processo creativo in cui sceneggiatori, programmatori e designer impegnano la loro cultura e il loro estro, per quanto mitigati dalle necessità di mercato e dagli ordini di scuderia. Ma non mancano gli esempi di videogiochi che hanno cercato di esprimere una loro forza interiore, come le tele dei grandi artisti.
Rimanendo in anni a noi vicini, Rez è stato senza dubbio un titolo innovativo e innovatore. Non tanto nel gameplay da FPS, quanto nell’ambientazione e nella grafica. A tratti psichedelico, propone una soluzione visiva decisamente non convenzionale, con una commistione di luci, suoni e colori che solo un grande designer come Tetsuya Mizuguchi poteva concepire.
Okami, titolo recentemente uscito per PS2, è forse più conosciuto. Una storia narrata per capitoli che si srotolano su una pergamena, in cui i personaggi e le ambientazioni sono tratteggiate a pennello e filigranate come tipiche illustrazioni giapponesi.
Ma gli esempi non arrivano solo dall’Estremo Oriente: la Cinemax, software house della Repubblica Ceca, ha recentemente rilasciato GumBoy, un simpatico platform bidimensionale le cui ambientazioni, rese con colori delicati e pastosi, sono ricavate da figure naturali. Un gioco a suo modo originale, prodotto da una casa indipendente che ha implementato un motore grafico di tutto rispetto.
Si tratta di esempi isolati o esiste una corrente artistica videoludica non ancora codificata, ma che emerge a tratti solo in alcuni titoli? Di fronte a un certo appiattimento delle proposte videoludiche, integrare soluzioni artistiche anche estreme nei videogiochi può alimentare l’originalità dei titoli?
