L’attività della giapponese Irem come produttore di videogame arcade inizia verso la fine degli anni ’70 in modo tutt’altro che brillante. Quando ancora la società era denominata IPM, si fece conoscere con il pessimo clone “IPM Invader”, tristemente noto come “lo Space Invaders dei poveri”.
La musica cambiò decisamente negli anni ’80 quando la nuova Irem (International Rental Electronics Machines) sfornò una serie di capolavori come Moon Patrol (1982), Kung-Fu Master (1984) e R-Type (1987).
Dopo l’ottimo Bomber Man (1991), la Irem attraversò un periodo difficile fino ad essere acquisita da Eizo (il produttore di monitor). Come sussidiaria di Eizo, la Irem Software Engineering è tuttora impegnata nello sviluppo di videogiochi per Playstation.
Ma parliamo in modo un po’ più approfondito di Moon Patrol, che può essere considerato come il gioco del riscatto e che ha segnato la svolta nella storia del produttore giapponese, oltre ad aver portato una serie di innovazioni tecniche e nel gameplay.
Moon Patrol rientra nel genere degli shoot’em up a scorrimento orizzontale ma il giocatore non controlla la classica astronave bensì un veicolo che si muove sull’accidentato suolo lunare che ha la capacità di sparare, variare la propria velocità e saltare.
Lo scopo è raggiungere i vari checkpoint posizionati lungo il percorso eliminando le navicelle nemiche ed evitando mine e crateri.
La dinamica di gioco è semplice ma condizionata da molte variabili: gli attacchi dall’alto e i pericoli sulla superficie, la lunghezza dei salti proporzionale alla velocità, la gittata dei colpi che varia con la frequenza (concetto che troverà piena espressione in R-Type), sono tutti elementi che contribuiscono a rendere il gioco vario e divertente.
Alla grafica già nel complesso di ottimo livello, si aggiunge un’innovazione tecnica di rilievo che avrebbe caratterizzato in futuro i giochi bidimensionali fino all’avvento del 3D: i livelli di parallasse. Questo è il fenomeno per cui un oggetto sembra spostarsi rispetto allo sfondo se si cambia il punto di osservazione, che applicato alla grafica dei videogiochi si traduce nel creare vari fondali che scorrono a velocità diversa in base al punto di osservazione del giocatore; gli oggetti che si trovano sul livello in primo piano avranno naturalmente una velocità maggiore di quelli disposti sui livelli di sfondo e questo contribuisce alla simulazione della profondità e alla sensazione di uno spazio tridimensionale.
La piattaforma hardware è basata su uno Z80 a 3 Mhz affiancato da una CPU M6803 dedicata al sonoro a sua volta coadiuvata da 5 sound chips.
L’orientamento dello schermo è orizzontale con una risoluzione grafica di 240 x 248 px e una palette di 576 colori.
I controlli sono affidati ad un joystick a due vie (che accelera verso destra e frena verso sinistra) e a due pulsanti distinti per sparare e saltare.
Moon Patrol fu rilasciato in Giappone nel giugno 1982 e fu ceduto in licenza alla Williams che lo produsse e distribuì sul mercato americano.
Negli anni ’80 fu convertito per le principali console e home computer a 8-bit e ancora oggi, ormai considerato un classico, ne vengono proposti remake che non tradiscono lo spirito dell’originale.