Nichibutsu è un’azienda giapponese con sede ad Osaka che, all’inizio degli anni ’80, si guadagnò la popolarità come produttore di arcade grazie a Moon Cresta, il suo gioco più significativo.
In seguito la Casa della civetta (usata come logo ufficiale), concentrò i suoi titoli sul mercato interno sfornando una serie di “mahjong games” che tutt’ora produce: questi sono una specie di giochi di società molto in voga in Giappone, spesso conditi in salsa hentai, per questo sono anche detti girl-game, dove l’interazione avviene con provocanti ragazze raffigurate in stile anime.
I diritti di Moon Cresta furono acquistati dalla Gremlin e nel settembre 1980 il gioco sbarcò sul mercato Occidentale. Negli USA fu ceduto in licenza a Centauri che lo distribuì con il nome di “Eagle”.

Moon Cresta si ritagliò uno spazio nell’affollato scenario dei fixed shooter di cui facevano parte mostri sacri del calibro di Space Invaders, Galaxian e Phoenix.
Sarebbe caduto presto nel dimenticatoio come un anonimo shoot-em-up, se non fosse stato per una caratteristica davvero innovativa per l’epoca che non solo ne decretò il successo ma servì di ispirazione per una generazione di game-designers: la possibilità di potenziare il proprio armamento.

Il giocatore non ha a disposizione un numero di “vite” per proseguire nel gioco ma tre diversi stadi della propria astronave: si inizia con un singolo cannone laser, ma superate le prime quattro formazioni aliene, verrà agganciato il secondo modulo che aumenta la potenza di fuoco.
La successiva espansione consentirà di sparare fino a cinque colpi contemporaneamente: in questo stato, l’astronave era comunemente chiamata “Albero di Natale”, e nonostante l’armamento, era più ingombrante e maggiormente esposta al fuoco nemico.
La piattaforma hardware era basata su una CPU Z80 a 3 MHz per una risoluzione grafica di 224×256 pixel con una palette di 98 colori.
La versione originale di Nichibutsu era ospitata in un cabinet di tipo cocktail-table e usava due tasti per gli spostamenti laterali mentre tutte le successive versioni furono realizzate con un cabinet standard equipaggiato con joystick a due vie.