Durante il ciclo di vita del Commodore 64 sono stati davvero tanti i film che hanno ricevuto delle conversioni videoludiche, quasi tutte purtroppo generalmente scadenti. Uno dei titoli più ambiziosi tratti da pellicola per il computer di casa Commodore è stato sicuramente Rambo III, ispirato direttamente dall’omonimo film del 1988 con Sylvester Stallone e pubblicato da Ocean.
Il gioco si basava sulla trama del film: dopo la missione in Vietnam degli anni precedenti, Rambo si trova in un monastero buddista in Thailandia ad aiutare una tranquilla comunità di monaci. Qui entra in gioco il suo vecchio capo (e amico): il colonnello Trautman, che vuole convincerlo a tentare di colpire un commando sovietico in Afghanistan. Rambo rifiuta, ma quando successivamente viene a sapere della cattura di Trautman da parte dei sovietici decide di intervenire e parte per il Medio Oriente.
Ovviamente tutte queste vicende del film e del videogioco vanno rapportate alla situazione politica di oltre vent’anni fa, quando esisteva ancora l’URSS ed era presente in territorio afgano, ben prima dell’odierna invasione Usa o della dominazione dei talebani di qualche anno fa.
Un pò a sorpresa, il videogame si rivelò più un titolo alla Metal Gear Solid, a cui si ispirava direttamente, che uno sparatutto senza tattica o strategia in stile Rambo. Le somiglianze con il videogame Konami erano lampanti, dalla necessità di acquisire le apparecchiature termiche, come occhiali e rivelatori, al tipo di pericoli che il giocatore doveva affrontare (minati, raggi laser, botole). Anche il percorso di gioco che si doveva percorrere era enorme, disseminato di prigioni, discariche di munizioni e garage, tutte pattugliate dalla guardia di élite sovietica.
Rambo III si componeva di tre sezioni: lungo il percorso, il protagonista doveva acquisire armi più efficaci con cui colpire le molte guardie che pattugliavano la zona, tra cui pistole, fucili d’assalto e l’arco con frecce esplosive, così come doveva cercare di aggirare (con le apparecchiature necessarie) molte delle trappole e le misure di sicurezza messe in atto dai sovietici. Sembrava una formula interessante, se non fosse stato per alcuni problemi nella progettazione (soprattutto delle trappole) che inficiavano fortemente la giocabilità.
Se a ciò aggiungiamo una grafica solo sufficiente e una difficoltà spesso di livello estremo, si comprende come il gioco fosse sostanzialmente frustrante più che divertente da giocare. Di ottimo livello erano invece le musiche di Jon Dunn, fra le migliori che si fossero mai sentite su C64, in stile epico e cinematico.
Tirando le somme, anche Rambo III fa parte di quella lunga lista di titoli tratti da licenze importanti che si rivelarono dei flop evidenti. La sostanziale differenza fra questo e altri titoli simili – spesso sviluppati in poche settimane senza alcuna cura per la qualità e basandosi solo sul “nome” del film da cui erano tratti – sta però nel fatto che in questa occasione il team di programmazione fece comunque degli sforzi ambiziosi per arricchire il gioco di elementi tattici e per cercare di ottenere una giocabilità variata e divertente. Il risultato non fu esaltante, questo è vero, ma va onestamente riconosciuto il tentativo di realizzare qualcosa di interessante per i videogiocatori.