La Sega e lo sfruttamento commerciale delle proprie origini

Sega è un marchio storico del mondo videoludico. Fondata nel 1940 ad Honolulu nelle Hawaii, Stati Uniti con nome di Standard Games, la società era stata pensata dai pionieri Martin Bromely, Irving Bromberg, e James Humpert per offrire degli svaghi elettronici ai tanti soldati americani nelle basi militari. La società americana decise però di seguire il traino del mercato e si trasferì a Tokyo, Giappone nel 1951 e l’anno dopo cambiò il proprio nome in “SErvice GAmes of Japan” (da cui SEGA).

Il lavoro iniziò ad andare bene con i primi coin-op elettromeccanici e dopo la fusione con la Rosen Enterprices (che si occupava di stand fotografici automatizzati) iniziò un successo entusiasmante con la produzione parallela di software, giochi e franchise (come Zaxxon, Out Run, Virtua Fighter, Sonic) e hardware nella forma di coin-op e poi console da casa (MegaDrive, Saturn, Dreamcast) fino a giorni moderni. Dall’abbandono dello sviluppo hardware da casa del 2002 ad oggi, la SEGA si è concentrata su giochi importanti multipiattaforma, ma non ha disdegnato uno sguardo al proprio passato.

Nella sua lunga storia SEGA produsse oltre 180 grandi franchise con centinaia di memorabili prodotti distribuiti soprattutto negli anni ’80 e ’90. Ad oggi il portfolio SEGA rappresenta uno fra i più ricchi sul mercato videoludico e la società giapponese è decisa a sfruttarlo fino in fondo con gli amanti del passato e dei videogiochi. E proprio per continuare a portare al pubblico i successi di un tempo la società ha messo sul mercato la raccolta Sega Genesis Collection (conosciuta meglio in Europa e Australia come Sega Mega Drive Collection). Questa collezione include 28 giochi Sega Genesis dal 1989 al 1996 in un singolo pacco oltre a 5 grandi classici arcade firmati da Sega, e mostra lo stato dell’arte nei videogame di quindici anni fa. Di seguito all’uscita della Genesis collection per PS2 e PSP nel 2006 (Nord America) e 2007 (Europa e Australia) Sega pensò anche ad Xbox Live e rilasciò nel 2007 la Sega Vintage Collection per tutti gli amanti della rete di giochi Microsoft.

Dopo un periodo di relativo silenzio, ecco che negli ultimi mesi Sega si è adesso rifatta sotto nel ricco mercato vintage. A febbraio 2009 ha lanciato la Sonic’s Ultimate Genesis Collection, che rimpiazzava ed espandeva la Genesis Collection, con titoli come Alex Kidd in the Enchanted Castle, Alien Storm, Altered Beast, Ecco the Dolphin, Golden Axe (I, II e III), Phantasy Star II, Sonic the Hedgehog (1, 2 e 3), Streets of Rage (1, 2 e 3). Con 40 giochi standard e 9 extra classici sbloccabili per Xbox 360 e Playstation 3, la collezione diventava così più ricca che mai per attirare come il miele tutti i vecchi appassionati di ricordi lontani.

“La Sonic Ultimare Genesis Collection è un must per ogni fan sfegatato della SEGA”, raccontava allora Sean Ratcliffe, videpresidente del marketing Sega of America, “I fan hanno richiesto a gran voce di poter rivivere belle memorie da questi giochi classici e il tempo è arrivato per presentarli questa volta in Alta definizione”.

E per tenersi al passo con i tempi e le evoluzioni tecnologiche di rete, ecco che pochi giorni fa SEGA ha annunciato un ulteriore passo nell’uso delle proprie franchise storiche con la Sega Vintage Collection 2, una nuova collezione di giochi del passato SEGA rimasterizzati per Xbox Live Arcade. La nuova collezione, prevista per l’estate, metterà in mostra giochi come Shinobi (arcade), Comix Zone, Altered Beast, Sonic the Hedgehog 3, Phantasy Star II, Sonic & Knuckles e Gunstar Heroes. E la collezione non presenterà solo i brand originali, ma nuova grafica (con filtri di smussamento per fluidità nei movimenti) e anche il gioco online per molti dei titoli (esclusi solo Comix Zone, Phantasy Star II e Shinobi).

Insomma i ricavi dei giochi di un tempo continuano ad alimentare un marchio storico che come un mulino a vento prosegue inarrestabile la propria marcia verso il futuro. Il passato ritorna e porta con sè ricordi perduti e memorie andate (visione romantica) ma anche un abbondante flusso di cassa (visione materialista) che fa sempre gola in tempi di crisi.

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