Giochi censurati e bannati: il caso australiano
di - Lunedì 28 Dicembre 2009 alle 09:00
In questi ultimi mesi ha fatto molto discutere il ban della Microsoft nei confronti delle console modificate, misura legittima almeno nell’ottica della guerra alla pirateria.
L’impossibilità per alcuni giochi di essere commercializzati in alcuni Paesi rappresenta, però, una forma di ban ben più discutibile.
Per quanto strano possa sembrare, infatti, situazioni di questo tipo si verificano ancora, è sconcertante che il problema riguardi anche stati democratici come l’Australia.
Il “caso australiano” è tornato sotto la luce dei riflettori proprio in questi giorni, sia per il rifiuto di classificare Aliens vs. Predator in questa nazione (il gioco sarà però nuovamente valutato il 18 dicembre), sia perché ha visto dei recenti sviluppi da parte del governo australiano.
Per spiegare brevemente una situazione abbastanza complessa, in Australia il sistema di classificazione a cui si fa riferimento per valutare il target dei videogiochi risulta ormai inadeguato agli standard odierni.
Per colpa di ciò, i videogiochi solo per adulti non possono essere commercializzati in questa nazione poiché non esiste una classificazione appropriata, precludendo quindi sia la libertà delle persone di scegliere cosa giocare, sia possibili guadagni da parte dell’industria videoludica.
Perché non cambiare questo sistema ormai anacronistico, allora? La risposta è semplice: perché parte del governo australiano, e in particolare l’alto magistrato dell’Australia Medidionale Michael Atkinson, continua a porre il veto su una possibile riforma, che non si potrà attuare finché non si raggiungerà un accordo unanime come previsto dalla costituzione.
Qualcosa sembra però iniziarsi a muovere, dato che è stato stilato un documento di consultazione pubblica per incentivare la discussione di questo problema anche tra i cittadini, che fino al 28 febbraio potranno inviare le proprie opinioni al riguardo tramite un apposito modulo.
GamePolitics riporta sia le motivazioni a favore sia quelle contrarie a questa eventuale riforma, che offrono interessanti spunti di discussione.
Anche l’Europa, infatti, non è completamente immune a questi problemi, e tendenze come quelle della Germania e del Regno Unito, quali censurare o scoraggiare la vendita dei giochi con contenuti adatti solo agli adulti, rappresentano non solo una pericolosa limitazione della libertà personale degli utenti, ma anche una restrizione della libertà di espressione degli sviluppatori.
