Missile Command è annoverato di diritto tra le pietre miliari della storia videoludica e ultimamente sta vivendo una nuova giovinezza grazie alle conversioni per i più disparati sistemi d’intrattenimento, iPhone compreso.
Il lancio della versione originale risale al giugno 1980, realizzata da Dave Theurer per l’Atari e concesso in licenza alla Sega per il mercato giapponese.
Inizialmente chiamato “Armaggedon”, Missile Command fu concepito in un periodo in cui i rapporti tra Stati Uniti e Russia erano particolarmente tesi, in pieno clima di guerra fredda.
Lo scopo del gioco è difendere sei città sotto un continuo fuoco nemico; per far questo abbiamo a disposizione tre batterie di missili e, grazie ad una trackball, possiamo muovere un cursore sullo schermo che indica il punto dove andremo ad indirizzare i nostri colpi.
Il punteggio è determinato dal numero di città che riusciamo a salvare e dalle munizioni risparmiate, insomma, il concept è molto semplice.
Alcune caratteristiche vennero rimosse durante la fase di sviluppo: la prima cosa a saltare fu l’ambientazione geografica, le città da difendere erano situate sulla costa californiana nel plot originale, ma saggiamente si preferì evitare qualsiasi riferimento reale.
Per una scelta di gameplay, invece, si scelse di eliminare il radar e un pannello con informazioni aggiuntive sullo stato delle città e delle batterie dei missili che (secondo Theurer) non facevano altro che distogliere l’attenzione del giocatore e spezzare l’azione.
Tecnicamente parlando, niente da segnalare: Missile Command usa la classica piattaforma Atari basata sulla CPU MOS technology 6502 a 1,25 Mhz affiancata dal chip Pokey per il sonoro; la grafica ha una risoluzione standard di 256×231 pixel a 8 colori.
Il gioco è stato sotto i riflettori anche per l’effetto che poteva avere la guerra fredda sulla cultura popolare, nel senso che, in parallelo con la vita reale, poteva sembrare un’implementazione del programma nazionale di difesa missilistica.
In quest’ottica, la gigantesca scritta “THE END”, al posto del tradizionale “game over”, può essere interpretata come l’epilogo di una possibile guerra atomica.
