Space Wars, vettoriale è bello
di Fabio Carletti - Giovedì 30 Ottobre 2008 alle 16:09
Larry Rosenthal era uno di quei studenti del MIT (Massachusetts Institute of Technology) che proprio non riusciva a staccarsi da Spacewar, il famoso videogioco che fin dai primi anni ‘60 girava sui mainframe universitari.
Presentò un’interessante tesi di laurea dove illustrava una piattaforma hardware dedicata in grado di far girare il gioco: le CPU, che erano una primizia tecnologica per l’epoca, costavano ancora centinaia di dollari, così Rosenthal optò per un’architettura RISC (Reduced Instruction Set Computer) costruita con chip TTL.
Il sistema era completato da uno schermo monocromatico a tubo catodico in grado di gestire la grafica vettoriale (da cui il nome, vector display).

Rosenthal sapeva di aver creato una tecnologia vincente che stava un gradino sopra a qualsiasi soluzione presente sul mercato e cercò di sfruttarla economicamente.
La propose ai principali produttori di videogames arcade (tra cui Atari) ma la sua richiesta di dividere i profitti al 50% fu giudicata esosa; solo una piccola compagnia di nome Cinematronics, che aveva prodotto solo clone di Pong, accettò le condizioni di Rosenthal.
Il gioco fu messo in produzione e rilasciato nell’ottobre del 1977 con il nome di Space Wars, fu in assoluto il primo videogame arcade a far uso di grafica vettoriale.
Come Computer Space (realizzato nel 1971 da Bushnell, futuro fondatore dell’Atari) è una fedele riproduzione di Spacewar ma in questo caso la realizzazione tecnica è nettamente migliore: se il gameplay è praticamente invariato, ad impressionare è la qualità della grafica che raggiunge l’incredibile risoluzione di 1024×768 pixel che, pur nei limiti del bianco e nero, garantisce una definizione mai vista prima.
Anche il pubblico sembrava più maturo e pronto a cimentarsi con qualcosa di più complesso del solito videogame: non esiste la modalità single player, due giocatori si affrontano ai comandi delle rispettive astronavi (una delle quali è chiaramente ispirata all’Enterprise di Star Trek).
Al centro dello schermo è presente un sole che rappresenta il punto di attrazione gravitazionale, fondamentale per le dinamiche di gioco; grazie alle numerose opzioni è possibile invertire la gravità o eliminarla completamente.
Il sistema di controllo non prevede joystick ma consta di ben cinque pulsanti: due servono a ruotare la navicella in senso orario o antiorario, uno aziona i motori, uno è il classico “fire” e l’ultimo (hyperspace) serve a far scomparire la nostra astronave e a farla riapparire in una posizione random.
Altre innovazioni consistono nella possibilità di subire danni alla navicella che ne influenzano il comportamento e la durata della partita che è determinata esclusivamente dalla quantità di monete inserite: 0,25$ garantivano un minuto e mezzo di gioco.
Gli asteroidi che di tanto in tanto attraversano lo schermo sono un vero tocco di classe, e hanno rappresentato per Atari una vera ispirazione per un altro capolavoro: “Asteroids”.
Space Wars fu un grandissimo successo, top seller nel 1978 con circa 30.000 unità prodotte.
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