Author Archives: Mauro Di Gregorio

Double Dragon, il re dei picchiaduro

Double Dragon è stato uno dei primi beat’em up tridimensionali a scorrimento orizzontale, nonché uno dei coin op di maggior successo di sempre e il primo gioco del genere a sfondo interattivo.

Negli ultimi 20 anni Double Dragon ha avuto un altissimo numero di seguiti, conversioni e imitazioni. Qualunque software house abbia deciso di produrre un picchiaduro ha dovuto fare i conti con il concept di Double Dragon, per imitarlo o per cercare di creare qualcosa di originale.

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L’Amiga CD32 e la fine del sogno Commodore

L’Amiga CD32 fu uno degli ultimi colpi di coda della sofferente Commodore, la casa produttrice di computer che nei suoi anni d’oro aveva regalato al mondo autentici gioielli come il Commodore 64 e l’Amiga.

Questo nuovo prodotto rappresentò il tentativo fallito da parte della società di West Chester di ritagliarsi una nicchia nel mercato del nuovo intrattenimento videoludico.

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“Zzap!” la Bibbia dei videogiochi ad 8-bit

Zzap! era il magazine degli home computer e delle console ad 8-bit, pubblicato da Maggio 1986 a Dicembre 1993. Chi in quegli anni ha posseduto un computer o una console della terza generazione ha sicuramente sfogliato un numero di questa storica rivista.

Edita prima con Edizioni Hobby e poi sotto Xenia Edizioni, si trattava della versione italiana del magazine inglese Zzap!64 e prendeva in considerazione tutto il settore degli 8-bit.

Gran parte dello spazio di Zzap! era dedicato al Commodore 64, allora leader del mercato, ma sulle sue pagine c’era posto anche per lo ZX Spectrum, i sistemi MSX, il Commodore 16/Plus4, l’Amstrad e le console.

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Ray-O-Lite, il primo shoot ‘em up con light gun

Il primo shoot ‘em up dotato di light gun della storia dei giochi da sala è nato in America nel 1936.

Il nonno di Operation Wolf e Time Crisis si chiamava Ray-O-Lite e ad una prima occhiata assomigliava un po’ ad un jukebox.

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Simon il rompicapo musicale

Suoni, colori, memoria e ritmo. Erano gli elementi che caratterizzavano Simon, uno dei giochi elettronici più popolari degli anni ’80. Simon era nato in America esattamente 30 anni fa, nel 1978, realizzato dalla Milton Bradley, e si era affermato subito come un successo mondiale tanto da divenire uno dei giochi più imitati di sempre.

Si trattava di un disco sul quale si accendevano uno alla volta quattro grandi bottoni colorati, ad ognuno dei quali corrispondeva una nota. Il giocatore doveva dimostrare la propria abilità replicando la sequenza sonora. Ad ogni giro, tale sequenza si allungava di un suono, fino divenire sempre più lunga e difficile da eseguire.

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Quando si giocava sulle ali dell’Albatros

L’Albatros è stato senza dubbio uno dei più famosi e apprezzati joystick degli anni ’80 e ’90, sia in Italia che all’estero. Il suo design spartano ed elegante e i suoi colori essenziali (arancione su nero) hanno conquistato generazioni di videogiocatori. Un’altra sua grande peculiarità era una robustezza senza eguali che gli permetteva di resistere alle sessioni videoludiche più stressanti.

Chi non ricorda ad esempio le decine di giochi olimpionici in cui, per far muovere il personaggio, bisognava smanettare sbattendo con velocità la leva del joystick a destra e sinistra?

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Quando il Neo Geo divenne tascabile

Nel 1998 uscì sul mercato giapponese, e di Honk Kong, una versione tascabile del Neo Geo, la console che anni prima aveva impresso una spinta in avanti alla tecnologia dell’intrattenimento videoludico. Nonostante alcuni giochi apprezzabili e la fama dovuta al successo del suo predecessore da salotto, il Neo Geo Pocket fu subito un flop.

Lo schermo monocromatico come quello del Game Boy non aveva suscitato l’interesse del pubblico. Incassata la delusione, gli ingegneri della SNK si rimisero subito al lavoro e presentarono nel 1999 una versione a colori.

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Intellivision by Mattel, TV “intelligente” a 16 bit

L’Intellivision era la console con cui la Mattel cercò, nel 1980, di imporsi sul nascente mercato dell’intrattenimento videoludico, provando a far concorrenza all’Atari 2006, allora leader incontrastato.

Tutto iniziò nel 1977, quando a Richard Chang, capo dipartimento della sezione design e sviluppo dei giocattoli Mattel, venne l’idea di produrre una console per videogiochi. I vertici aziendali erano riluttanti all’idea di competere con la console di casa Atari, prevedendo un flop. La Mattel allora ripiegò momentaneamente sul più modesto obiettivo di produrre giochi elettronici, molti dei quali si rivelarono un successo. Dopo questa breve pausa il progetto dell’Intellivision ripartì e la macchina comparve sugli scaffali dei negozi di Fresno, in California, nel 1979 con quattro videogiochi: Poker & Blackjack, Math Fun, Armor Battle e Backgammon.

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Il Neo Geo, il “nuovo mondo” dei videogames

Il Neo Geo è una di quelle console che può vantarsi di aver lasciato un segno nella storia dei videogames. Non tanto per il numero di pezzi venduti, quanto per il fatto che per la prima volta i giochi da sala e quelli con cui ci si poteva divertire nel salotto di casa erano identici sotto ogni aspetto. Le caratteristiche hardware erano, infatti, le stesse e non c’era quindi alcun bisogno di eseguire delle conversioni.

Anche se la SNK aveva classificato il proprio prodotto come console a 24 bit, in realtà si trattava di una macchina multiprocessore 8/16/32 bit. Il nome scelto dai produttori era emblematico: Neo Geo, ovvero nuovo mondo. E questa macchina apriva davvero nuovi orizzonti, segnando il passaggio fra la quarta e la quinta generazione di console.

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Il sogno infranto del Dreamcast

Il Dreamcast era la console di casa Sega progettata per rivoluzionare il mondo dell’intrattenimento casalingo. Si trattava di una macchina potente e dalle enormi potenzialità, ma destinata ad essere annoverata fra i più grandi flop tecnologici della storia.

Uscita in Giappone nel 1998, presentava un assetto hardware impensabile per l’epoca: un muscoloso cuore a 128 bit, contro i “miseri” 32 della Playstation. Era anche predisposta per il collegamento al Web e l’invio di email e presentava un catalogo di periferiche davvero imponente: tastiere, pistole, joystick, volanti e pedane per la danza. Interessante anche la possibilità di scaricare aggiornamenti per i giochi. Portando il marchio Sega poteva anche sfruttare un parco titoli praticamente illimitato, comprendente nomi che hanno fatto la storia dei videogames: Shinobi, Out Run, Altered Beast, Wonder Boy, Sonic e molti altri. Con simili presupposti il successo sarebbe dovuto essere assicurato, no?

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